con il Metropolitan Museum of Art di New York e in dialogo con “Tutti gli DÈI”
di Ferzan Ozpetek
La mostra nasce in risposta all’invito delle istituzioni regionali e cittadine di accogliere tutti i turisti e i visitatori che arriveranno a Milano in occasione dei Giochi Olimpici invernali Milano Cortina, con un progetto culturale di ampio respiro.
L’arrivo al Museo Poldi Pezzoli della monumentale Roma antica (1757) di Giovanni Pa- olo Panini, in prestito dal Metropolitan Museum of Art di New York, offre un’occa- sione speciale per riscoprire alcuni tesori delle collezioni del museo e l’eredità culturale del Grand Tour, il viaggio di formazione che dal XVI secolo condusse generazioni di europei alla scoperta dell’arte e dell’antico in Italia che raggiunse il suo apice proprio nel ‘700. Panini (1691–1765), massimo interprete della Roma settecentesca, seppe unire rigore pro- spettico e spettacolarità teatrale, attraverso vedute e interni. In Roma antica, capolavoro della veduta del XVIII secolo, l’artista immagina una galleria ideale in cui convivono celebri monumenti dell’antica Roma – dal Colosseo al Pantheon – offrendo una visione totale e vertiginosa della città eterna, dove architettura scultura e pittura sono fuse nella venera- zione dell’antico.
La mostra nasce dal dialogo tra questa tela e le collezioni del Poldi Pezzoli, arricchite nel 2024 dalla donazione dell’Interno del Pantheon (1743), unica opera di Panini in una col- lezione pubblica milanese. Accanto ad essa, due vedute romane di Gaspar Van Wittel, una collezione di ventagli mai esposta prima e gioielli in micromosaico, tutti decorati con varie vedute dei più iconici monumenti, raccontano la storia dei souvenir del XVIII secolo e il desiderio dei viaggiatori di conservare memoria dei luoghi visitati.
Il percorso restituisce il Grand Tour come esperienza di conoscenza, educazione allo sguardo e incontro diretto con la storia.
La tela del Metropolitan e la collezione del museo sono celebrate
nell’opera video Tutti gli DÈI di Ferzan Ozpetek che, grazie alla sua
raffinata cifra artistica, offre al pubblico un Grand Tour nel tempo con
il potente linguaggio della cinematografia. Questo intreccio di arte e
cinema diventa così un ponte tra passato e contemporaneo tra memoria e
visioni, costruendo una esperienza che invita a pensare, sentire e a
immaginare.
Un contributo che conferma come l’incontro tra
linguaggi differenti e sensibilità diverse possano generare nuovi modi
di leggere il patrimonio culturale, rendendolo vivo, aperto e condiviso.
Panini Interno di Pantheon
Giovanni Paolo Panini
Piacenza, 1691 - Roma, 1765
Giovanni Paolo Panini nasce a Piacenza nel 1691, è conosciuto anche come Pannini, varian- te utilizzata specialmente in Francia e Inghilterra.
Nel 1704 entra al seminario vescovile di Piacenza dove studia la geometria e la prospettiva, discipline fondamentali per la sua specializzazione nelle vedute d’interno.
Nel 1711 si trasferisce a Roma, è nominato accademico di pittura e tiene corsi di prospettiva all’Accademia di S. Luca.
Negli anni dieci e venti Panini realizza vedute e capricci, panorami di fantasia, ispirati ai monumenti della città, e si distingue per la sua abilità nella resa precisa di interni architetto- nici, animati da figurine vivaci. Nonostante il suo grande successo, spesso viene contestata l’eccessiva libertà con cui elabora le vedute, talvolta forzando le regole prospettiche come nell’Interno del Pantheon, esposto al piano superiore.
Le sue rappresentazioni delle antichità romane sono particolarmente richieste dagli aristo- cratici come ricordo del Gran Tour.
Oltre alla clientela internazionale, Panini riceve commissioni importanti dalle famiglie pa- trizie di Roma per cui realizza decorazioni e arredi per i loro sontuosi palazzi: nel 1722 decora un appartamento al Quirinale per il cardinale Spinola, nel 1725 la Galleria Nobile nel palazzo del cardinal Alberoni (opera staccata, oggi a Palazzo Madama).
Tra i suoi più illustri clienti si annoverano: i cardinali Albani, e Bentivoglio d’Aragona, i papi Clemente XIII e Benedetto XIV, Vittorio Amedeo II re di Sardegna e Filippo V re di Spa- gna, gli ambasciatori di Spagna e di Francia a Roma.
Giovanni Paolo Panini viene chiamato anche per allestire feste e cerimonie, in ragione della sua specifica abilità evidente anche nei suoi dipinti, in cui gli spazi sono concepiti come sce- nografie teatrali, spesso incorniciati da sipari dentro cui i personaggi si muovono come attori. All’apice del successo Panini è a capo di una grande bottega dove si formano molti pittori francesi, tra cui Charles-Louis Clérisseau, Jean-Honoré Fragonard e Hubert Robert, il suo seguace più fedele.
Intorno al 1756, per il nuovo ambasciatore francese presso la Santa Sede, il conte di Stainvil- le, realizza diverse opere, tra cui Roma antica qui esposta, che riunisce in un unico spazio un catalogo dei monumenti antichi da lui precedentemente raffigurati, proprio come una “veduta delle vedute”.
Ventaglio del grand tour
Vedute per i Grand Tourists
In questa sala sono riunite vedute e capricci ispirati a Roma e Venezia, due tappe obbliga- torie del Grand Tour in Italia.
Il genere del vedutismo si sviluppa nella seconda metà del XVII secolo, stimolato anche dal crescente mercato e dei viaggiatori del Grand Tour che richiedono paesaggi urbani, rovine, paesaggi archeologici e monumentali come memoria visiva al rientro in patria dal soggior- no nell’Urbe. L’abbagliante bellezza della Roma classica viene dunque esportata verso il Nord Europa.
Pioniere della veduta realistica di Roma viva e attuale, è l’olandese
Gaspar Van Wittel (Amersfoort, 1652 - Roma, 1736), di cui in sala è esposto un pendant del 1687 con due limpidi panorami, che svelano da due diverse angolazioni l’infilata delle cupole della Roma barocca visibile da Trinità dei Monti.
Dagli anni dieci del Settecento si afferma a Roma lo scenografo e architetto piacentino Giovanni Paolo Panini, specializzato nelle vedute d’interni. Abilissimo prospettico, Panini trasforma i monumenti in un palcoscenico, documentando gli eventi che animavano la vita
della città. L’Interno di Pantheon è un soggetto che replica più volte su richiesta della sua clientela internazionale sedotta dall’abilità con cui riesce a restituire la grandiosità del tem- pio classico. Questo esemplare appartenne al James Dawkins, giovane e ricchissimo grand tourist anglo-giamaicano appassionato cultore delle antichità, che lo acquistò durante il suo viaggio a Roma. Il grandioso e raffinato Interno di Pantheon, è descritto con attenzione non solo nelle parti architettoniche, ma anche negli aspetti della vita quotidiana del luogo, in cui ai turisti in estasi davanti alla sublime architettura si oppongono i fedeli romani in- tenti alla preghiera.
Un altro genere molto apprezzato fu quello dei capricci. A differenza delle vedute, sono elaborazioni prospettiche in cui sono fantasiosamente accostati monumenti e rovine, reali e di fantasia anche di epoche diverse. In sala è esposto un Capriccio architettonico con rovine del veneziano Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto, in cui in primo piano è raffigurato una loggia classica e attraverso l’arco in rovina si intravedono un arco trionfale, che offre qualche analogia con la Porta di San Giovanni a Padova, una fontana e lo scorcio di una città con un campanile e una cupola simile a quella di San Pietro a Roma.
L’organizzazione del viaggio
Con il Grand Tour si affermano e si diffondono strumenti e materiali che ancora oggi fanno parte della pratica turistica come le guide e i souvenir.
Diari e corrispondenze di viaggio lasciano il passo a pubblicazioni di ampia circolazione, ar- ricchite da apparati cartografici, descrizioni topografiche e indicazioni di carattere pratico, che segnalano le tappe imprescindibili della penisola.
Les délices de l’Italie di Alexandre Rogissart, è la prima guida descrittiva in tre volumi, pubblicata ad Amsterdam. È l’opera più accreditata del primo Settecento per la sua det- tagliatissima descrizione dell’Italia e per l’organizzazione strutturale basata su itinerari da città a città. Dei centri maggiori viene presentata la pianta topografica incisa in rame.
A fine Settecento la Guida per il viaggio d’Italia in posta organizza ormai per un pub- blico sempre più vasto le informazioni necessarie alla pianificazione degli spostamenti in forma schematica e funzionale. Attraverso il sistema delle poste, il viaggiatore poteva in- dividuare le locande per il pernottamento, reperire cavalli per la monta o il traino delle carrozze, nonché accedere ai servizi di trasporto garantiti dalle diligenze postali.
Ventaglio del grand tour
Vedute portatili
Ventagli pieghevoli e gioielli in micromosaico come souvenir del Grand Tour
Il Grand Tour fu anche la prima esperienza culturale dalla quale il “turista” può riportare testimonianze materiali con la funzione di ricordare i luoghi visitati: i souvenir.
Si sviluppa così un’industria di manifatture che riproduce, con i più svariati materiali e tec- niche, le opere d’arte, i monumenti e i paesaggi più celebri delle tappe visitate.
I ventagli qui esposti dipinti a guache o acquerello, legato testamentario di Carlo Borgomaneri (1926-2004), sono databili tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX e illustrano princi- palmente vedute di Roma o Napoli. Sono sofisticate gallerie portatili testimoni delle esperien- ze mondane e cosmopolite della proprietaria. Era usuale anche comprare fogli di ventaglio e farli montare al ritorno, personalizzando il materiale e la decorazione delle stecche.
I soggetti si fondavano su un repertorio visivo codificato, derivato dalle opere pittoriche e grafiche al quale guardavano anche i produttori di micromosaici, raffigurazioni realizzate accostando minute tessere di materiale vetroso.
Derivata dall’antica arte del mosaico, questa tecnica fu messa a punto a Roma nella secon- da metà del XVIII secolo per trovare grande diffusione anche in altri centri italiani come Venezia e Firenze.
I micromosaici erano usati per decorare tabacchiere, bomboniere, tavolini, stipi, quadri e gioielli maschili o femminili. In questa sala è presentata una selezione di gioielli femminili di collezione privata mentre in quella degli orologi sono esposte due chiavi di carica nella medesima tecnica.
Le copie dei modelli antichi
Il Grand Tour ebbe un impatto significativo sulla produzione artistica, favorendo la diffu- sione di copie di modelli antichi. Le riproduzioni della statuaria classica disponibili in una grande varietà di formati e materiali furono tra i beni più richiesti e conobbero una diffu- sione capillare anche in generi e tecniche fino allora inedite quali intagli, cammei, rilievi e persino sigilli postali.
Il Laocoonte è il gruppo scultoreo più ammirato e riprodotto dell’antichità. Scoperto nel 1506, è probabilmente una copia di un originale bronzeo del 150 a.C. circa, realizzato da Polidoro, Agesandro e Atenodoro di Rodi tra I secolo a.C. e I secolo d.C. Conservato ai Musei Vaticani, raffigura il sacerdote troiano Laocoonte e i suoi figli aggrediti dai serpenti marini inviato da Atena.
Questa è l’unica riduzione del gruppo che si conosca in porcellana. Le riduzioni di sculture classiche in porcellana furono la specialità della manifattura Doccia, fondata da Carlo Gino- ri 1737, per rispondere alle esigenze dei viaggiatori del Grand Tour. Realizzata su richiesta Duca Antonio Ruffo nel 1749, appartenne nell’Ottocento al primo ministro inglese William Ewart Gladstone.
Tutti gli Dei
MERAVIGLIE DEL GRAND TOUR
con il Metropolitan Museum of Art di New York in dialogo con “Tutti gli DÈI” di Ferzan Ozpetek
Museo Poldi Pezzoli, 30 gennaio – 4 maggio 2026
MUSEO POLDI PEZZOLI
Via Manzoni 12. Milano 2 museopoldipezzoli.it
#poldipezzoli
Ferzan Ozpetek
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