di Serena Colavita
Presentato a Milano il nuovo progetto by WIM che prevede: un osservatorio permanente, un piano editoriale e un appuntamento annuale a Firenze per valorizzare il settore bridal, cerimonia e occasion wear.
Il Made in Italy compie un passo fondamentale verso la valorizzazione di una delle sue eccellenze più raffinate ma finora meno rappresentate in modo strutturato: la moda celebrativa.
Lo scorso 29 giugno, in un torrido pomeriggio milanese ma allietati e rinfrescati da Pazzesco Catering, è stato presentato ufficialmente WIM Fashion, la nuova verticale di WIM – WhereIdeas Meet ideata da Tommaso Corsini, CEO e Founder del gruppo.
I numerosi partecipanti hanno dato vita a un’atmosfera conviviale, confermando come le relazioni siano da sempre un pilastro per WIM. Un momento solenne, reso particolarmente raffinato ed elegante grazie agli allestimenti e alla maestria del flower designer Francesco Mencucci.
Il progetto nasce per accendere i riflettori su un ecosistema economico e culturale di prim’ordine: oltre mille tra atelier, maison, boutique e distributori attivi in Italia e all'estero. Fino a oggi, il comparto legato a bridal, cerimonia e occasionwear è stato letto quasi esclusivamente attraverso la lente della moda tradizionale, privo di dati dedicati, analisi di filiera o una rappresentazione industriale autonoma.
Ora grazie a WIM una nuova prospettiva: il legame con la Private Events Industry
Come sottolinea Tommaso Corsini riconoscere la moda celebrativa come branca fondamentale della Private Events Industry permette di connettere ricerca, contenuti, relazioni di business e opportunità di networking per l'intero settore.
Angelo Garini in qualità di Ambassador di WIM nonchè figura di spicco nel settore è stato coinvolto per offrire un contributo durante la presentazione ufficiale andando ad arricchire il dibattito con la sua visione di esperto ed Event Designer .
A Corsini abbiamo rivolto un paio di domande per approfondire:
Invertire il punto di osservazione significa che l'abito celebrativo non deve più rispondere solo a logiche estetico-stagionali (ovvero le classiche "collezioni") ma a dinamiche sociologiche e logistiche dell'evento stesso: si può dire che stiamo assistendo alla nascita di un "marketing della celebrazione" distinto da quello della moda tradizionale?
“Sì, e credo che la risposta sia persino più ampia della domanda. Se esiste un marketing della celebrazione distinto da quello della moda tradizionale, è perché sta emergendo un mercato specifico in possessodi logiche proprie. Noi in WIM lo definiamo da tempo Celebration Economy per provare a definire quell'economia dell'esperienza celebrativa che non coincide con la moda, né con l'hospitality, il turismo o il lusso, ma che attraversa tutti questi settori, mettendoli in relazione e generando nuove e sorprendenti dinamiche di valore.
In questo contesto, l'abito celebrativo non è più semplicemente un prodotto stagionale da inserire in una collezione, ma diventa uno degli elementi che concorrono alla costruzione di un'esperienza complessiva. Per questo anche il marketing cambia: non si limita più a raccontare uno stile o una tendenza, ma interpreta bisogni, comportamenti e modalità di consumo propri dell'evento celebrativo.
Gli effetti sono già visibili. Il mercato italiano degli eventi registra una domanda internazionale in costante crescita. Ville storiche e dimore d'epoca che ospitano eventi privati hanno calendari pieni con anni di anticipo. Gli hotel capaci di accogliere eventi celebrativi crescono più rapidamente di quelli focalizzati esclusivamente sul soggiorno leisure, mentre planning, catering e servizi di intrattenimento specializzati registrano una crescita strutturale della domanda.
Ma attenzione, non si tratta di una semplice intuizione. È quanto emerge dai dati del nostro Osservatorio WIM Insights, realizzato con l'Università di Siena. L'Italia conta oggi cinque regioni nella top 25 mondiale delle destinazioni per eventi privati, più di qualsiasi altro Paese, con un risultato che riflette un vantaggio competitivo unico: patrimonio culturale, qualità delle location, eccellenza artigianale e una filiera capace di offrire un livello di personalizzazione difficilmente replicabile altrove.
È proprio per questo che la moda celebrativa va necessariamente letta con una prospettiva diversa. Non come un segmento della moda in senso tradizionale, ma come una componente essenziale dell'industria degli eventi, insieme alle location, alla ristorazione, alla fotografia, all'intrattenimento e alla logistica. Le aziende che comprendono oggi questo cambiamento non stanno semplicemente adattando il proprio marketing ma stanno ridefinendo il proprio posizionamento per i prossimi decenni. WIM Fashion nasce proprio con questo obiettivo: aiutare la filiera italiana della moda celebrativa a riconoscersi come parte fondativa della Celebration Economy e a dotarsi degli strumenti necessari per interpretare e guidare questa evoluzione”.
Quale è l'ostacolo più grande che state incontrando nel “convincere” queste maison storiche e artigianali a "mettersi a sistema" e a farsi mappare dall'Osservatorio? Come si vince la paura della condivisione in un settore così competitivo?
“Voglio essere onesto: non credo che l'ostacolo si chiami paura. Le maison storiche italiane non hanno paura di condividere i propri dati ma hanno una prudenza legittima, costruita in decenni di lavoro artigianale, in cui il valore dell'impresa è stato tutelato anche attraverso il riserbo.
Il nostro compito, quindi, non è convincerle a esporsi, ma dimostrare che costruire una fotografia del settore è prima di tutto nel loro interesse. Perché senza dati condivisi non esiste consapevolezza collettiva e, senza consapevolezza, diventa difficile rappresentare il peso economico, culturale e strategico di questa filiera.
Per questo abbiamo costruito un metodo rigoroso. La partnership scientifica con l'Università di Siena garantisce che i dati vengano raccolti, elaborati e restituiti in forma aggregata e anonima. Non chiediamo fatturati, margini o informazioni sensibili, ma elementi strutturali che permettono di comprendere come evolve il comparto, senza esporre la singola azienda. Anche il questionario, arrivato oggi alla sua settima versione, è il risultato di un lungo lavoro di affinamento proprio per renderlo utile alle imprese e scientificamente solido.
C'è poi un altro elemento fondamentale. Abbiamo scelto di partire dalle maison che hanno deciso di essere fondative di questo percorso. Quando le realtà più autorevoli riconoscono il valore di un progetto e scelgono di partecipare, si crea un effetto naturale di fiducia. Le altre realtà non aderiscono perché qualcuno le convince, ma perché comprendono di far parte di una conversazione importante che sta contribuendo a definire il futuro del settore.
La mia convinzione, in fondo, è questa: in molti comparti italiani il vero problema non è mai stata la chiusura delle imprese, ma l'assenza di un interlocutore credibile. Le maison della moda celebrativa erano pronte a mettersi a sistema da tempo. Aspettavano semplicemente un progetto autorevole, indipendente e utile, nel quale valesse davvero la pena entrare”.
Il percorso di WIM Fashion si articolerà attraverso diverse tappe strategiche:
• WIM Fashion Showcase (18 novembre 2026 )
• Il primo Report Nazionale (2027): in collaborazione con l’Università di Siena
• Un Osservatorio e un programma editoriale permanente
Con WIM Fashion prende forma uno spazio condiviso che ambisce a ridare dignità industriale, visibilità e strumenti concreti di crescita al saper fare italiano, trasformando l'emozione delle grandi occasioni in un comparto riconosciuto e competitivo a livello internazionale.
Allestimento floreale Francesco Mencucci Design Lab
Banqueting Pazzesco catering